Con buone probabilità, stai leggendo questo testo per capire dove sono le altre statuine: tranquillizzati, stanno bene, sono al loro posto e c’è un motivo se non le vedi; ma andiamo con ordine.
Quest’anno abbiamo provato a rappresentare la nascita di Gesù nella piazza di San Benedetto a Norcia, piazza che, con la sua basilica, è rinata da pochi mesi dopo aver conosciuto la distruzione con il sisma del 2016. Questo presepe vuole essere un racconto di fede, storia e speranza che unisce il Vangelo alla vita concreta di una comunità segnata dalla prova e rinata nella fiducia, restituendo al Natale la sua dimensione più autentica: Dio che entra nella storia degli uomini, nei luoghi reali, feriti e amati.
San Benedetto, nato proprio a Norcia intorno al 480, ha segnato profondamente la spiritualità cristiana dell’Occidente. La sua vita, raccontata da san Gregorio Magno nei *Dialoghi*, è un cammino di ascolto, silenzio e discernimento. Al centro della sua Regola sta l’invito evangelico ad “ascoltare con l’orecchio del cuore”, a cercare Dio nella semplicità della vita quotidiana, nel lavoro, nella preghiera e nell’accoglienza reciproca. La rappresentazione del presepe ci ricorda proprio che il Figlio di Dio nasce - ogni giorno! - nella povertà e nell’essenzialità spogliandosi del superfluo per ritrovare ciò che veramente conta.
La piazza di San Benedetto porta ancora i segni del terremoto che ha devastato Norcia e distrutto la Basilica lasciandone in piedi solo la facciata. Quelle macerie sono diventate un simbolo potente di fragilità umana, ma anche di perseveranza. Nel presepe la memoria del sisma non è cancellata, ma trasfigurata: le rovine si son fatte “nuovo cielo e nuova terra” (cfr Ap 21, 1), fanno da sfondo alla nascita di Gesù, ricordando che Dio sceglie di farsi presente proprio nelle situazioni di dolore e smarrimento. Come scrive san Benedetto nella Regola, “non bisogna anteporre nulla all’amore di Cristo” (Regola 4, 21): neppure la paura o la disperazione.
La Basilica ricostruita rafforza il messaggio evangelico del presepe. La ricostruzione non è solo architettonica, ma spirituale e comunitaria. Essa parla di una fede che non crolla, di una speranza che si rialza, di una comunità che attraversa la notte per giungere alla luce. Il Natale è proprio questo: la luce che splende nelle tenebre e che le tenebre non riescono a vincere.
In questa prospettiva questo presepe diventa una catechesi visiva: Maria e Giuseppe, pellegrini e stranieri, si fanno vicini a una città ferita; il Bambino Gesù nasce tra pietre antiche fatte nuove, segno di continuità tra passato e futuro, ma… dove sono tutti?
Il tema dell’Oratorio di quest’anno è “Fatti Avanti”: un invito, quasi un’esortazione o addirittura una spintarella per invitarci a dire “Eccomi, ci sono! Contate su di me!”. Quell’ “Eccomi” dal sapore mariano che ha il profumo del servizio - non del protagonismo -, della collaborazione - rispetto all’esaltazione del singolo -, dell’umiltà di chi si riconosce in cammino con e per i fratelli e le sorelle che Dio ci ha donato.
La natività del presepe di quest’anno è sola, senza una comunità che la accoglie perché vuole essere una provocazione per chi guarda e, ancora di più, per te che stai leggendo: dove sei? I tuoi mille impegni, le tue mille attività e anche le tue difficoltà e le tue limitazioni sono reale impedimento o semplici alibi per non essere lì ad accogliere Gesù e a popolare la piazza della nostra comunità? Sei così certo che non ci sono “no” da poter dire o “daje” che ti possano spronare a trovare il modo di rispondere a quel “Fatti avanti!” a cui quel bambino nella mangiatoia ti sta chiamando? “Ora et labora”: ce n’è per tutti!
Infine, grazie – anche quest’anno – per la pazienza necessaria ad arrivare a vedere pronto questo presepe. Siamo circa una dozzina tra ragazzi e ragazze, dai 14 ai 30 anni, che cercano di conciliare studio, lavoro, sogni e divertimento per mettersi in gioco in questo cantiere. Qualcuno potrebbe pensare di affidare la realizzazione del presepe a un altro gruppo, altri potrebbero suggerire di farlo più piccolo, ma… a noi piace così. E speriamo che possa essere un regalo gradito a tutta la nostra comunità.
Che l’Amore del Signore possa in questo Natale guarire le tue ferite e colmare il tuo cuore perchè chi guardi in te possa ammirare la Luce e la Gioia di Cristo.
Buon Natale dai giovani del Presepe
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